annesanti intervista
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Intervista a Francesco Annesanti, viticoltore telentuso della Valnerina, provincia di Terni. Qui la natura è selvaggia e la vigna un miracolo di forza e volontà. francesco interpreta un territorio fin ora poco osservato con maestria avvalendosi della biodinamica e dell amore per le sue radici. L’intervista nasce dal desiderio di promuovere e conoscere questo personaggio del mondo del vino che ha molto dire a da far assaggiare.

francesco annesanti intervista

Ciao Francesco, ci parleresti del tuo progetto?

Ne parlo con vero piacere, il mio progetto ha radici profonde e lontane.
Profonde come è profondo il legame che ho sempre avuto con la terra, lontane nel mio nome, Francesco, nome di entrambi i miei nonni, ai quali devo quello che sono.
Dopo aver conseguito la laurea in Scienze Naturali, un master in Bioinformatica e varie esperienze lavorative, nel 2012 ho intrapreso la ristrutturazione della stalla di famiglia per realizzare una cantina per la produzione del vino.

Tale cantina ha una memoria molto lunga, la guardo e ancora riesco a sentire l’odore e il calore delle mucche e dei vitelli che l’hanno scaldata per più di mezzo secolo, e ora, a distanza di diverse generazioni, si sta abituando ai profumi e al calore del vino. Tutto attorno, una ventina di ettari di terra agricola, che nel tempo ha ospitato ulivi, cereali e vigna, il necessario per il sostentamento delle generazioni nate e vissute in campagna.
I miei vini sono, anzitutto, testimoni di un recupero: l’oggetto del recupero è come detto un lacerto di cultura rurale autentica, interpretata con competenza e sensibilità, senza derive e senza incertezze. Sono circa dieci i vini ad oggi da me prodotti, tanti, ma “a me piace dipingere”, uno per l’altro buonissimi da bere, sapidi e incisivi, ognuno con un’ anima ben definita.                                                                                                           

Ti ringrazio per averci resi partecipi della tua storia e della tua Terra, vediamo adesso alcuni dei tuoi vini, parlaci di “Acqua della Serpa”:

Acqua della Serpa fermenta e affina dieci mesi in anfore di terracotta con tanto di bucce. E’ un vino di insperata freschezza ed enorme suggestione. È lindo, definito, eppure articolato e ricco nei profumi di fiori, di pan di spagna, di fumo, di agrumi, e si direbbe volitivo nel sapore, che non ha pause né vuoti, e sfuma lunghissimo in una nitida eco salina. Ha uno dei nomi più curiosi del vino italiano (“acqua”) eppure lo porta con disinvoltura: ne suggerisce e ne evoca la facilità di beva e la purezza. Da vigna vecchia in promiscuo varietale: Grechetto, Malvasia, Trebbiano, Pecorino, e ancora il misterioso Martone e altre uve locali. Non filtrato, non chiarificato, non stabilizzato.

Francesco, dimmi di altri due dei tuoi vini:

Colle Fregiara e Piano della Torre.

Colle Fregiara é un monovitigno, il Trebbiano Spoletino, da un vigneto di famiglia di oltre quarant’anni di età. Della sua uva d’origine prende, e rende, il meglio: una beva irresistibile in un contesto tuttavia di vigore e sostanza. Ha profumi originali, con cenni di fumo, di noce, di fioritura estiva e crema pasticciera, frutta secca e agrumi, e un sorso al contrario spontaneo e dinamico, sostenuto dall’acidità per tutto lo sviluppo e rilanciato in fondo da una portentosa bordata sapida. Affinato in terracotta per dieci mesi sulle sue bucce e successivamente in damigiane di vetro.

Piano della Torre: il Sangiovese, per così dire, ci “mette” l’ossatura, la base minerale, qualche ghirigoro floreale di violetta; il Pinot Nero la sua inconfondibile qualità aromatica (lampone, incenso, peonia, iodio) e una grazia naturale nello svolgimento. La “mano” di Francesco media le due anime, confezionando un rosso gustosissimo, finezza e delicatezza di tocco. Fermentazione spontanea come per tutti i vini della cantina; dieci mesi di maturazione (e macerazione) in anfora di terracotta, poi quattro mesi di affinamento in damigiane di vetro; imbottigliato senza chiarifiche, filtrazioni o stabilizzazioni di sorta. Da servire a nostro parere a temperatura massima di 15 gradi, su primi piatti delicati, pollame nobile, formaggi non stagionati, o sul trancio di tonno o di spada. 


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